Cenni storici sulla magia

Nel Medioevo la magia era un'amalgama di credenze esoteriche e religiose, spesso il confine tra la preghiera e la litania stregonesca erano effettivamente labili, per cui un Pater Noster diventava, se accompagnato ad una la giusta ritualità , un incantesimo di guarigione o una benedizione (che non sono la stessa cosa, il primo cura, la seconda previene).
La magia, per lo più stregoneria, viveva di pozioni, pergamene, libri scritti da preti, quanto da ciarlatani.

I presupposti del fenomeno magico e stregonico del passato, in qualunque epoca, sono riconducibili secondo gli antropologi ad una concezione viscerale del mondo, secondo la quale il contatto fisico e quindi oggettivo con il 'soprasensibile' non era che un accadimento normale. Gli uomini, specie in contesti primitivi, ma anche nel Medioevo sia occidentale che orientale, nutrivano la convinzione che l'uomo potesse influenzare con atti particolari, per lo più rituali, la realtà esterna.
Questo costituisce senza dubbio il fondamento della cultura magica europea del Medioevo che va ad insinuarsi con forza nel substrato religioso già di natura invadente e persuasivo, quanto condizionante.

Da ciò deriva che l'atto stregonesco legato al sacerdote non assumeva agli occhi del credente una negatività tale da destare sospetto e avversità. La preghiera di cura che si accompagnava ad atti quanto meno discutibili era accettata, normalmente entrava nelle case e faceva parte dell'uso quotidiano di qualunque classe sociale, dal signore al servo della gleba.

Ben diverso era il discorso dell'atto magico collegato a figure femminili, che, non potendo essere ricondotte alla Divinità quanto un uomo soprattutto se consacrato, assumeva invece i contorni della "dissacrazione'" e veniva quindi duramente punito.
C'erano streghe e fattucchiere e venivano regolarmente interpellate specie in abiti medici legati alle donne, come gravidanze e parti, ma questo non implicava una ufficiale accettazione del fenomeno, avversato dalla Chiesa con acerrima convinzione, fino alla scrittura di testi come il "Malleus Maleficarum", scritto nel 1486 dai frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer per rispondere all'urgenza di reprimere l'eresia e la stregoneria espressa da Innocenzo VIII attraverso la bolla Summis desiderantes, del 1484.
Qui siamo al climax dell'Inquisizione, ma pur non volendo arrivare a questi livelli è bene aver chiaro che non tutti potevano far magia nel periodo.

Baran

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