I leggendari destrieri Idaldil



Idalyon dal Manto d’Argento
Destriero partorito dal Vento
Origini pari a quelle del cavaliere
Che del Divino Padre porta avanti le schiere




Idalyon: tra storia e mito
Le leggende fiorite intorno alla figura del Campione, eletto guerriero consacrato, sono innumerevoli come è ovvio che sia visto l'enorme fascino che la sua figura a metà tra divino e umano ha generato nei secoli, fino a diventare un caposaldo della mitologia per alcuni, della vera fede per altri. Sono le cronache religiose, basate sui testi ritenuti sacri nel Pentacolo, a narrare le gesta dell'Eroe che, brandendo la Lux in Tenebra, avrebbe liberato i territori poi Pentacolari dalle orde immonde, mosse dalla distruttiva volontà di Xert, Enroshas e gli altri malevoli dei dannati.

In molti dei testi dedicati al Consacrato, creduto figlio di Anar, compare anche, tratteggiata a volte con impareggiabile attenzione, la figura del suo destriero, animale fidato ed indomito che avrebbe accompagnato il Campione nel corso delle sue battaglie, tanto affezionato e leale da apparire quasi al pari dell'antico amico Aleander che poi avrebbe tradito, ingannato dall'Oscuro Paladino, la causa e la vera fede.

Molti tra i cronisti dell'epoca ne darebbero tratto e descrizione, chi più chi meno, ma tra tutti, come sempre, è l'autore dei Sacri Libri di Kundra che ne dà fedele descrizione fino a crearne il mito.

(...)Fedele tra i tanti suoi seguaci, come nessun altro, al pari del leale amico che al suo fianco sostava sempre con impareggiabile affizione, vi era, non crederete, una bestia, eletta già per sua natura, poiché i cavalli sono per volere degli dei tra i più alti animali per intelletto e volontà. Ma il destriero di cui vi narro aveva doti ben più d'elezione figlie, di devozione fonte di vera fede dono. Idalyon era il nome ad esso dato dal potente suo padrone e dicesi che quando entrambi cavalcavano entro la pugna, al pari di fulmine e tonante eco erano legati, indissolubili anime, unite dal volere di Anar, padre d'entrambe per suo tocco divino. Esso, Idalyon, era servo disciplinato, proprio di un umile carattere. Faceva costante mostra di splendide virtù, con saggezza guidava il suo cavaliere che nemmeno doveva dar comando, poiché la bestia osava andare ove era giusto che fosse, come se proprio la divina premura mettesse in testa all'animale il giusto da fare. Pareva che negli occhi suoi vi fosse comprensione umana, intelletto mordace e lesto. Evitava le frecce, al vederlo si pareva, e più volte fu determinante all'agire dell'Eletto, l'andare del destriero, tal che dall'uno mai l'altro si separava, dell'uno mai l'altro intendesse fare a meno.(...)

Questa è solo una delle tante descrizioni che l'autore dei libri di Kundra dedica al mitico cavallo del Campione. Il mito diventerà più elaborato e strutturato solo in seguito, quando le pagine di Kundra verranno prese in mano dai religiosi di Polaris, che, nella loro volontà di esaltazione del mito dell'Eletto, ne faranno un profilo molto più ampio e preciso, ricostruendo la leggenda ad esso legata.

Per questo motivo secondo la comune credenza Idalyon sarebbe il nome del cavallo che fu dell'Eletto, secondo una trama che coinvolge quelle somme divinità che da sempre sono più in contrasto del panorama religioso pentacolare: Anar, dio della Giustizia e del Valore, e Andrisia, Signora della Natura.

Secondo il mito originale, pare infatti che il cavallo sacro fosse stato donato al Campione da Andrisia, per gentile e garbata concessione dietro richiesta del sommo e benevolente paladino Anar. Ma essendo ormai radicati e profondi i contrasti tra la chiesa di Polaris e il culto di Andrisia, al mito fu data forma diversa, modificando un po' questa prima versione.

Dunque, secondo i sacri testi, si narra che quando il Campione vide perire numerosi destrieri sotto i colpi sleali dei nemici, implorò il Benevolente di indicargli il cavallo adatto per portare la luce sul Pentacolo, poiché davvero immane era il potere delle odiose e terrificanti belve che i caotici e distruttivi figli del male usavano per combattere.
Davvero la lotta rischiava di diventare impari e ingiusta la sorte degli eroi. Per sette giorni e sette notti, l'Eletto si ritirò in preghiera instancabile, al fine di ottenere dal divino padre la grazia richiesta. Si dice che, mosso a pietà dalla sincera preoccupazione del prediletto figlio, Anar gli mandò un divino messo, nelle effige di antico guerriero, che gli disse di recarsi nelle terre dell'estremo nord, in una sorta di pellegrinaggio, fino alle pendici della vetta più alta della catena dei Monti Cimecielo e di condurre con sé sette guerrieri.
Immediatamente, senza porre dubbio al suo agire, il primo tra i fedeli di Anar si mise in viaggio, così come gli era stato ordinato, con la scorta dei sette fra i suoi più valenti e onesti compagni d'arme.

Mentre il campione era in viaggio, Anar invitò Andrisia su quella stessa vetta e le chiese di creare una cavalcatura degna del possessore della Lux in Tenebra. Andrisia si rifiutò di vincolare una creatura ad un unico cavaliere, poiché liberi dovevano essere gli animali figli della sua divina volontà. Il saggio e onorato Anar mai avrebbe portato offesa alla dea insistendo e dunque le disse, al fine di convincerla, che l'animale così generato avrebbe avuto onore imperituro, assurgendo di diritto ad essere sacra effige di coraggio e fede così come il suo stesso figlio Campione, e che mai ad altra sua creatura animale sarebbe stato tributato un pari onore.

Il divino guerriero portò ragioni intense e rigorose alla dea della Natura al fine di convincerla, e pur tuttavia ella gli oppose un'ostinata interdizione, arrivando ad imporre che i guerrieri in viaggio superassero sette tra le loro più subdole tentazioni, in forma di mostruose bestie che la dea avrebbe mandato come ostacolo alla scalata della vetta.
Tanto pericolosa e difficile fu la prova da rivelarsi fatale, si che uno alla volta i guerrieri di scorta all'Eletto perirono, uno per ogni giorno di viaggio, uno per ogni mostro incontrato.
Alla fine però, vista la determinazione del dio e la tenacia dei di lui devoti, Andrisia cedette.

Era l'ottavo giorno quando il Campione giunse e assistette alla nascita di Idalyon. Il destriero venne plasmato con ghiaccio, roccia e cielo. Il suo manto era d’argento, gli occhi di zaffiro, gli zoccoli neri come ossidiana e il crine d’oro. Andrisia però, dall'indole dispettosa, indomabile e riottosa come la natura stessa cui faceva dominio, si era presa una piccola libertà, quasi dispetto affinché fosse comunque la natura a decidere perché non le fosse fatta prigione. Idalyon, poteva sì essere sacrificato alla causa degli uomini, ma ella fece in modo che non fosse docile.
Infatti il cavallo fuggì al primo vedere il Campione.

Apparve allora la dea al brillante consacrato, in forma, di dice, di spirito d'aria, imponendogli il superamento di tre prove per ottenere che il destriero promesso fosse infine domato. Umilmente egli si dispose in animo e cuore ad affrontare qualunque pericolo per far sua la bestia.

Le prove furono così difficili però, che in ultimo, essendo spossato dalla fatica del pellegrinaggio, dal dolore per la perdita del compagni, dallo sforzo senza pari cui era stato sottoposto, fu quasi per cedere e allora, lo stesso Idalyon, mosso a pietà, colpito dalla grandezza dell'uomo che aveva innanzi, pari a nessun altro mai vissuto, lo aiutò e al finire di tutto, così gli disse “Io ti scelgo perché il tuo cuore è puro, la tua anima è candida e il tuo braccio è forte”.

Da quel momento il legame tra i due si fece forte, essi divennero inseparabili, uniti non solo dal patto divino, ma dalla comune volontà, dal fascino che l'uno esercitava sull'altro, dal carisma del leggendario guerriero e dalla fedeltà del più elevato tra i destrieri. Da allora tutti i discendenti di Idalyon operano la stessa scelta, eleggendo il cavaliere che ne sarà compagno fino a morte.

Conseguenze del mito
Secondo la comune credenza gli Idaldilsono diretti discendenti del destriero magico dell'Eletto. I paladini possono accostarsi ad essi solo superando tre prove, che secondo la tradizione rappresentano le difficoltà affrontate dal Campione sulla vetta detta "del Divino Patto".

Gli Idaldil non possono essere allevati. Essi vivono in branchi allo stato brado, in località più meno definite: due nelle terre dei ghiacci, in quel di Bianco Inverno a sud di Polaris e alle AlteCime, una a nord ovest di Semirane, presso le quali sorgono monasteri, abitati da chi del culto e della leggenda del primo magico destriero conservano memoria e tramandano il significato.
I monaci e chierici dimoranti in questi luoghi di culto sono anche coloro che sovrintendono e aiutano i consacrati cavalieri che decidano di cimentarsi nelle tre prove per ottenere il favore di uno dei sacri destrieri.

Il rito, che porta un Idaldil a scegliere il proprio cavaliere, prende il nome di Idalyon Ar Mit (Il fato di Idalyon) e si articola in tre prove che servono a valutare l’indole del cavaliere.

- La prima prova, Idalyon Ar Ruthial (la tentazione di Idalyon) vede il cavaliere cimentarsi in una notte di preghiera nelle terre selvagge. I monaci dispongono attorno a lui dei bracieri nei quali vengono gettate alcune erbe particolari che suscitano allucinazioni nella mente del paladino. La Mandria di Idaldil viene lasciata pascolare attorno al cavaliere per tutta la notte. Questa prova simboleggia la devozione dell’Idaldil.

- La seconda prova, Idalyon Tar Shisui (Idalyon che cammina sulle placide acque) si tiene nei pressi di un fiume o un lago dove l’acqua sia limpida. Qui la mandria solitamente si abbevera. Il paladino deve trascorrervi una settimana di digiuno. Solo l’acqua pura gli è concessa. Questa prova simboleggia la forza dell’Idaldil.

- La terza prova, Idalyon Ar Sinta (l’enigma di Idalyon) sottopone il Paladino a una prova di intelligenza. Simboleggia la perspicacia dell’Idaldil.

Una volta che il Paladino si sia cimentato in tutte le prove (non è obbligatorio che le superi, le prove sono attitudinali in modo da inquadrare il destriero più idoneo al cavaliere), si tiene la cerimonia denominata Valhar Tar (la Scelta). Il cavaliere viene accompagnato al centro della mandria vestito di una tunica cerimoniale e alla fine solo l’Idaldil che lo ha scelto gli rimarrà vicino.

La devozione ad Idalyon è in realtà propaggine del culto di Anar stesso ed eco delle leggende legate alla figura del Campione. Per questo non esiste una chiesa dedicata al destriero, ma sicuramente, a ricordo di quanto espresso nel mito, all'inizio della primavera, alla prima Luna Piena, nelle zone e negli edifici di culto legate al dio del Valore, si osserva un periodo di ampi festeggiamenti, con giostre e vari ludici eventi dedicati alla figura del magico cavallo, spesso celebranti l'impresa dell'Eletto, che, pur se con variazioni in base alle zone, durano sette giorni.

Tornando al legame tra paladino e magico destriero, è da dire che raramente cavaliere e cavallo si separano. Qualora il paladino muoia, in genere il cavallo si lascia morire presso i suoi resti. Almeno è ciò che si narra, anche se qualche maligno dice d'esser convinto che siano i chierici stessi a decidere della morte prematura del destriero, con veleni o altri mezzi che non inducano al sospetto. Questo per preservare il mito stesso, alimentare devozione e fede. Se un Idaldil venisse rubato non si farebbe cavalcare da nessun altro. Anche se venisse ricondotto all’allevamento, non sceglierebbe mai più un nuovo cavaliere.

Molti sono i precetti legati al possesso di un Idaldil: se il paladino compisse azioni tali da causare la propria “caduta”, il destriero non si farebbe più cavalcare ma gli rimarrebbe vicino per un mese, tempo nel quale il paladino dovrebbe espiare i suoi peccati. Se il paladino non ottemperasse all’espiazione, l’Idaldil tornerebbe di fatto al branco, fino a nuova consacrazione del cavaliere.

Descrizione
Fisicamente un Idaldil è identico a un cavallo comune a seconda delle varie categorie, la vita media è di 36 anni e raggiunge la maturità verso i sei anni. Gli incroci con cavalli non della medesima razza sono sempre sterili.

Gli allevamenti
Gli allevamenti sono allo stato brado. L’ordine equestre si occupa di controllare che il territorio popolato dagli Idaldil non sia minacciato da ladri, bracconieri o quant’altro. Nel caso trovino un animale ferito lo raccolgono e lo conducono alle stalle ove permarrà sino a completa guarigione. L’influenza maggiore si ha nel periodo degli amori, quando vigilano costantemente sui branchi per impedire incroci con cavalli comuni.
L’ibrido tra un Idaldil e un cavallo è un equino sterile di stazza minore rispetto ad entrambi i genitori. Mantiene le capacità dell’Idaldil ma la sua vita media è di 12 anni contro i 25 di un cavallo e i 36 di un Idaldil.

Gli allevatori
L’ordine equestre è composto da anziani paladini, monaci ed esperti allevatori (Classe esperto e/o Popolano con almeno 5 livelli e almeno 6 gradi in addestrare animali e/o Professione:allevatore/veterinario) A capo di ogni allevamento vi è un Chierico di Anar. Vi sono anche druidi di Andrisia e non anche se in Bianco Inverno si tratta di “infiltrati” sopravvissuti alle persecuzioni.

Caratteristiche tecniche: resa in gioco del mito per master e giocatori
La cavalcatura speciale del paladino sarebbe quindi quella che il manuale dei mostri indica come Bestia Magica e avrebbe le caratteristiche di un cavallo più i modificatori indicati nel trafiletto del paladino sul manuale del giocatore. Per evitare incomprensioni, riportiamo degli stralci del manuale dei mostri:

-Animale :Un animale è una creatura vivente, non umana, solitamente vertebrata, priva di capacità magiche e senza alcuna propensione innata verso un linguaggio o una cultura.

-Bestia Magica:Le bestie magiche sono simili agli animali ma hanno un punteggio di intelligenza superiore a 2. Le bestie magiche hanno di solito capacità soprannaturali o straordinarie, altre volte hanno semplicemente un aspetto o abitudini bizzarre.


NOTA: Master e giocatore tengano presente che
a) Se l’Idaldil dovesse morire, il Paladino potrà decidere di tornare all’allevamento per sottoporsi nuovamente alle prove;

b) Qualora a morire sia il paladino, il cavallo lo veglierà anche a costo della vita. Non se ne allontanerà. Se un Idaldil venisse rubato, non si farebbe cavalcare da nessun altro. Anche se venisse ricondotto all’allevamento, non sceglierebbe mai più un nuovo cavaliere;

c) Se il paladino compisse azioni tali da causarne la “caduta”, l’Idaldil non si farebbe più cavalcare, ma gli rimarrebbe vicino per un mese, tempo nel quale il paladino deve espiare i suoi peccati. Se il paladino perde i favori di classe e non ottempera all’espiazione, l’idaldil torna al branco. Se il personaggio recupera i favori di classe successivamente, può tornare all’allevamento e riottenere lo stesso destriero senza ripetere le prove.

Nota importante
Gli Idaldil sono una razza che si sostituisce alla cavalcatura speciale di un Paladino, ottenibile dal quinto livello. Per tanto solo i paladini possono “averne” uno. Cattivi, neutrali o anche legali buoni non paladini, si prendono un cavallo normale.

Baldr e Baran

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