Consorterie militari di Terre brune

Questa sezione contiene le seguenti consorterie militari: 1- Dragoni Bruni;

DRAGONI BRUNI



Descrizione
L'origine dell'unico, vero corpo militare dell'antica Castello Confine sopravvissuto alla caduta della Contea, si perde nei meandri del tempo e della decadenza, tanto che non si conserva memoria del glorioso atto della sua nascita. Le ballate arcaiche che narrano del coraggio con cui l'ordine fronteggiava le oscure schiere di Xert, spalla a spalla con le fiere Lame Bianche, sono in tale stomachevole contrasto con la misera realtà degli ultimi secoli, da suscitare l'ilarità degli stessi Dragoni che si trovano occasionalmente ad ascoltarle, e nessuno in effetti si sognerebbe mai di potervi ritrovare nemmeno un fondo di verità. E' infatti per la stragrande maggioranza composto da gente comune che ha appena idea del modo corretto d'impugnare una lancia od una mazza, il corpo ormai ridotto a strumento d'ordine pubblico in una città ingovernabile, corrotta prima ancora per diffuso costume che non per cattiveria o bassezza morale, e del tutto priva d'ideali in un ambiente che ha soppiantato l'orgoglio di nazione con l'avida logica del profitto. E' così che ritrovandosi di fronte ad una ronda di Dragoni Bruni, più che secondo principi di giustizia, se ne possono prevedere le priorità solo conoscendo chi ne corrompe il comandante, o chi regolarmente li paga per la protezione, tenendo sempre e comunque presente che un'adeguata offerta in natura o denaro può lasciar correre sotto silenzio molti crimini, che non vadano ovviamente a pestare i piedi alla persona sbagliata. Oppure, nel dubbio e nell'indigenza, è sufficiente defilarsi docilmente in un vicolo senza attirare troppo l'attenzione, lasciandoli sfilare verso la taverna più vicina, perché ciò che più i Dragoni detestano, è incappare in qualche imprevisto che li costringa a scrollarsi di dosso il torpore concesso dal privilegio dell'autorità, come consiglia d'altronde il famoso detto "Lascia crogiolare le lucertole brune, al sole caldo che si leva dalle dune". Eppure non vale per l'interezza degli allentati ranghi dei Dragoni, perché chi fosse tanto folle da applicare gli usuali canoni alla Guardia dei Giannizzeri Bruni, commetterebbe senza dubbio l'ultimo errore della propria esistenza. Nella bolgia straripante d'umanità che è Sanadar, sono questi solo un migliaio di guerrieri di professione scelti per la loro fedeltà e senso dell'onore, da colui che di generazione in generazione ricopre fieramente la carica di Serraschiere di Castello Confine. Ispirati da quegli antichi ideali che non sono più di casa nel deserto da tempi immemori, sopravvivono come sorta di fratellanza ostinata e solenne, pressoché relegati nel loro maestoso Forte Confine, protetti da temprate corazze di orgoglio e tradizioni, nel mito della propria superiore dignità e forza. Fu compito dei Giannizzeri quello di proteggere il sovrano, e così continuano a fare col Serraschiere e col Re quando si trova in città, il quale ben può confidare nelle loro rinomate capacità marziali, mentre è assai più raro vederli muovere per la città. Tuttavia, qualora intraprendessero qualche missione di giustizia, davvero in pochi oserebbero mettersi sulla loro strada.

Organizzazione e Gerarchia
Il Dragone Bruno è comunemente considerato un gigante pigro ed indolente, una specie di inefficiente guardiano che tuttavia, pur nel suo lassismo, assicura una parvenza di ordine e legalità in una città che sì disprezza le regole, ma che non potrebbe neppure sopravvivere senza qualche limite autoimposto. E' così che nei secoli di storia, il ruolo delle sentinelle di Sanadar è andato definendosi in maniera sempre più spontanea sul modello di un'ideale via di mezzo, quasi per una sorta d'istinto primordiale d'autoconservazione. Tanto che ormai, i veri signori dell'Insonne, ovverosia i più influenti fra i mercanti ed i criminali che di anno in anno impongono l'ombra della propria autorità sulla città, sono giunti da molto a comprendere quanto indispensabile sia l'operato dei Dragoni Bruni nel mantenere il giusto equilibrio fra le eterogenee componenti sociali. Per esempio è vero, che i Dragoni taglieggiano mercanti e comuni cittadini, ma non pretendono mai somme eccessive ed effettivamente garantiscono una certa tranquillità, incoraggiando gli indipendenti ad entrare nella sfera d'influenza di gilde o corporazioni che già hanno accordi con loro. Ed è anche vero d'altro canto che chiudono spesso e volentieri un occhio sulle illegalità, ma senza mai concedere spazi tali da perdere ogni credibilità e combattendo i crimini efferati o insensati, oltre che schiacciando gli incontrollabili solitari, che credono di poter dettare la propria personale legge. La loro presenza è in pratica necessaria a garantire una certa stabilità ed evitare gli eccessi, ed in ossequio a tale convinzione, nessuno s'è mai messo a fare la guerra ai Dragoni Bruni, tanto che per le strade è fortemente sconsigliato opporvisi direttamente, o peggio ancora ammazzarne qualcuno: il rischio è di ritrovarsi soli ed abbandonati contro tutti. In tale maniera si esplica l'autorità che, nella loro inefficienza, riescono comunque a vantare i Dragoni, mentre è di tutt'altro spessore il rispetto riconosciuto ai formidabili Giannizzeri Bruni. Non pretendono questi ultimi in ogni caso d'aver la forza ed i mezzi di rovesciare l'ordine costituito di Sanadar, in fondo consapevoli di esser fieri custodi di un trono da secoli vacante, come un’arma temibile ma priva di padrone, sicché s'accontentano, di tanto in tanto, di combattere qualche solenne crociata che possa ridare lustro alla loro reputazione e ribadirne l'inflessibile nomea. E' così che tradizionalmente, il Serraschiere di Castello Confine, nella bimestrale riunione a Forte Confine coi vari Comandanti Provinciali, si limita da generazioni a pretendere le spoglie dei nemici della città, che i Dragoni hanno raccolto combattendo i malvagi ed i corrotti, e che tutti ormai sanno essere in realtà i tributi che Gilde e Corporazioni pagano di buon grado per conservare lo stato delle cose, perchè guai se il Serraschiere avesse ad adirarsi con qualcuno!
Nella scala gerarchica, per parte dei Dragoni Bruni, al di sotto del Serraschiere vi sono i sei Comandanti Provinciali, quindi i Colonnelli Distrettuali, i Capitani di Quartiere, ed infine i Tenenti e Sergenti di Ronda. Direttamente alle dipendenze del Serraschiere, ed assolutamente fuori dall'autorità dei normali comandanti dei Dragoni, vi sono i tre Generali d'Armata dei Giannizzeri Bruni – nominalmente, uno per la fanteria, uno per la cavalleria, ed uno per i tiratori, ma ciascuno con una forza equamente bilanciata da impegnare sul campo in caso di necessità – quindi i Marescialli, e poi a seguire una complicata suddivisione in camerate la cui gerarchia è tanto complessa da essere praticamente segreta.


Tattiche di Combattimento
E' impossibile associare una vera tattica ai disordinati e perlopiù insubordinati manipoli di Dragoni Bruni, che si limitano a bighellonare per Sanadar durante il giorno, e bivaccare nelle loro caserme disseminate per la città nella notte, se ancora in servizio. Hanno tuttavia ben presente un semplice principio, ovvero che più si è, meglio è, ed è così che di norma, i drappelli di ronda non sono mai composti da meno di cinque armigeri, di cui uno è l'ufficiale od il sottufficiale che decide ogni cosa, usualmente un veterano od un mercenario male remunerato, ma ben consapevole della possibilità di arrotondare grazie ai taglieggi legalizzati in uniforme. Nulla di più raffinato della semplice regola della superiorità numerica, insomma, di contro alle numerose e raffinate tecniche d'approccio, adescamento, copertura, carica, disimpegno e quant'altro, che senza sosta i Giannizzeri sperimentano nel loro forte, rigorosamente suddivisi nei ranghi di fanteria, cavalleria leggera e balestrieri. Si tratti di guerriglia cittadina o di scontro in campo aperto, prima ancora del pur riconosciuto valore dei singoli, è l'organizzazione dei drappelli a rendere temibile qualsiasi unità dei Giannizzeri Bruni, saldi, mobili quando serve e con una disciplina degna dei militi veterani di Rosso Fiume.
Gli armamenti dei Dragoni Bruni sono leggeri, evitano di norma armature metalliche che possano surriscaldarsi sotto il sole prediligendo il cuoio, anche se hanno in dotazione pure cotte di maglia, mentre sono armati tipicamente di mazze, di più semplice utilizzo rispetto alle spade che portano solo ufficiali e sottufficiali, sempre con un coltello ed un randello pronti all'uso per le mischie serrate o le situazioni in cui non è necessario colpire a morte. Rare le armi ad asta, come le alabarde di cui invece è dotato ogni fante dei Giannizzeri Bruni, assieme ad armature di piastre sopra adeguati strati di imbottitura che indossano in ogni missione o picchetto, ma mai probabilmente per troppe ore di fila, e comunque abilmente assemblate di modo da garantire la maggior aerazione possibile. Vestono invece d'un misto di maglia e piastre la cavalleria leggera, con scudi e lance corte, e di sola maglia i balestrieri per motivi di praticità. Tutti i Giannizzeri sono poi dotati di sciabola d'ordinanza e coltello ricurvo.

Il Codice dell’Ordine
1. La tua vita ed il tuo onore per il Re ed il Serraschiere;
2. Agisci sempre secondo onore ed orgoglio;
3. Onora le tradizioni, gli usi ed i costumi dei padri;
4. Accetta la gerarchia come migliore ordine possibile del tuo mondo;
5. Rispetta ogni commilitone come se fosse un fratello, e sii pronto a sostenerlo nelle difficoltà;
6. Tempra il braccio con l’esercizio, e la mente con la disciplina;
7. Non cedere al male ed alla corruzione.

Simbolo Araldico
Il drago senz'ali di Sanadar, in oro su sfondo marrone per i Dragoni Bruni, ed in argento su testa di moro per i Giannizzeri Bruni.

Divinità
Non v’è una divinità ufficiale per i Dragoni Bruni, e nemmeno per la Guardia dei Giannizzeri Bruni, che tuttavia per tradizione sono fedeli timorati di Hisenshi, il padre degli dei del deserto. Non è infatti infrequente incontrarne nel tributare visita ai templi cittadini ad Egli dedicati.

Città di stanziamento principali
Sanadar, l'Insonne, e poche cittadelle periferiche principali.

Zeo

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