Le divinità della "Fenice di Fuoco"

Una trattazione speciale merita la religione osservata dalle genti desertiche.

Questi popoli infatti non seguono la religione tradizionale del Pentacolo, ed anzi hanno poca propensione per riti strutturati e dottrine rigide. Più che religiosi sono intensamente superstiziosi. Essi seguono pratiche di culto nelle quali vengono attribuite qualità divine o soprannaturali a cose, luoghi o esseri reali. Questi popoli cioè non identificano le divinità come esseri puramente trascendenti, bensì attribuiscono a determinate realtà materiali anche proprietà spirituali. Essi dunque riconoscono un principio divino alle cose che li circondano: alle sabbie infuocate, alle rocce desertiche, ai cieli stellati, alle creature viventi del deserto, agli elementi. Questi vengono tutti chiamati 'dei' anche se non corrispondono all'immagine tradizionale che la divinità assume nel resto del Pentacolo.

I popoli desertici non hanno mai rinunciato al culto e alla devozione dei loro dei, nonostante la politica di catechizzazione portata avanti da Polaris con il sostegno logistico di Bhal. Ad un certo punto gli adoratori di Anar hanno semplicemente rinunciato ad ogni tentativo di sopprimere le eresie del deserto, cercando piuttosto di controllarle.

Gli 'dei' del deserto sono innumerevoli, soggetti ai quattro elementi e alle loro divinità primarie: Ghibil (fuoco), Geshia (aria), Hisereth (terra), Hereo (acqua). Le prime due sono divinità femminili, i loro nomi iniziano infatti con la 'g', come quello della madre di tutti gli dei Ghidera, mentre gli ultimi due sono maschili e i loro nomi iniziano con la 'h', come il nome del dio padre di tutti gli dei Hisenshi.

Si narra che all'inizio dei tempi, prima della caduta dei sacri templi, Hisenshi avesse l'abitudine di camminare nel mondo, in mezzo ai comuni mortali, che egli ammirava e amava. Li aiutava spesso, dando loro consigli e svelando dettagli del futuro, sotto forma di oracolo. Donava i suoi poteri divini ai più meritevoli tra i suoi devoti fedeli. Fu proprio durante uno dei suoi pellegrinaggi attraverso le oasi della Fenice di Fuoco che il dio vide una giovane donna ferma ad un pozzo, presso la quale si finse uno sperduto pellegrino. Ella disse di chiamarsi Ghidera e d'essere figlia del capo del vicino villaggio berbero. Egli le disse che avrebbe voluto rivederla e la donna rispose che qualora avesse voluto, ogni mattina l'avrebbe trovata al pozzo ad attingere acqua fino quando il pozzo non si fosse prosciugato cosa che accadeva tutti gli anni fino alla stagione delle piogge. Così il dio la incontrò ogni mattina e anche se la sera il pozzo era secco, durante la notte tornava a riempirsi e la ragazza vi attingeva acqua e rendeva felice il suo divino spasimante.

Essi generarono quattro figli di stirpe umana e divina e quando la donna morì il dio chiese la sua anima a Skar che in cambio pretese ed ottenne di poter oscurare il sole nel deserto a suo piacimento ed è per questo che, a volte, improvvisamente il sole viene divorato da un disco d'ombra. E' infatti il mantello di Skar che egli frappone tra il deserto e il cielo, nascondendo il sole.

Ghidera divenne la dea madre, generatrice divina, la Luna che splende sulle dune. Nella iconografia del deserto essi vengono spesso rappresentati come due amanti presso un pozzo. Le giovani donne si affidano a Ghidera per ottenere buone unioni matrimoniali e alla dea della Luna affidano anche i nuovi nati con suggestivi e complessi riti, fatti di canti e balli. Al suo sposo Hisenshi gli abitanti del deserto si rivolgono per ottenere la pioggia e il refrigerio dell'acqua, che riempia i pozzi delle oasi. Il Pozzo della Luna fa parte delle leggende del deserto e si dice che seccandosi di giorno si riempia di notte e che attingendovi acqua sotto la luce della Luna, essa doni immediata guarigione da ogni malattia ed anche per questo il dio Hisenshi è invocato nei riti di cura.

I quattro figli nati dall'unione terrena di Hisenshi e Ghidera, impersonano nell'immaginario collettivo i quattro elementi alla base del 'sistema cosmo' del deserto ovvero fuoco, terra, aria, acqua. Due maschili e due femminili. Non sono dei, ma semidei, con poteri limitati dalla loro natura per metà umana.


GHIBIL


Elemento: fuoco.
Descrizione fisica: viene raffigurata come una giovane umana dai capelli rossi, occhi fiammeggianti, spada al fianco, abiti da guerriera berbera.

Signora della fiamma, Fenice di Fuoco, essa è la rappresentazione umana del deserto. Portatrice di del vento più caldo del Sud, fautrice dei miraggi che incantano i viandanti e li attirano in seducenti quanto pericolose trappole, morgane che spesso si rivelano mortali illusioni. Dal carattere capriccioso e volubile, difficilmente domabile, proprio come l'elemento che rappresenta e che costituisce il suo potere. Leggendaria la sua storia d'amore con Hadad, spirito della pioggia, sedotto dalla fiamma fino ad esserne quasi del tutto prosciugato ed ella conquistata da lui fino a spegnersi. Entrambi salvati dall'intervento di Geshia (aria) e Hisereth (terra). La prima soffiò allontanando il fuoco, il secondo raccolse le gocce di pioggia in pozzi profondi prima che le fiamme ne estinguessero del tutto l'esistenza. Ghibil ha moltissimi devoti tra i berberi del deserto e è ampiamente conosciuta anche nelle terre dell'Oltre, dove assume tutta una serie di negativi connotati.
Suoi devoti sono spesso chierici neutrali, ma anche maghi e soprattutto stregoni che sperano, ottenuto il suo favore, di poter usufruire del potere del fuoco.

--------o0o---------



GHESHIA


Elemento: aria.
Descrizione fisica: umana in genere abbigliata come un'odalisca, veli azzurri e verdi a nascondere appena un corpo esile e sottile. Lunghi capelli bianchi, occhi chiarissimi e azzurri. Porta spesso tra le mani un ventaglio.

Figlia prediletta di Hisenshi, come il padre viene spesso invocata nei riti curativi da cerusici, chierici e sciamani. E' colei che disegna le dune, secondo la volontà di Hisereth, che porta refrigerio con le nuvole nella stagione delle piogge, che doma il fuoco, che contrasta la furia del caldo oppure ne asseconda l'arsura secondo la volontà dei divini genitori.

--------o0o---------



HISERETH


Elemento: terra.
Descrizione fisica: un uomo vestito con abiti berberi, generalmente arancio o del colore delle dune. In mano un libro, simbolo di meditazione. Capelli molto corti, biondi e occhi color della sabbia.

Il Filosofo, l'Asceta, l'Infinito Signore delle Dune, Hisereth ha innumerevoli appellativi che sottolineano la sua propensione alla meditazione. Carattere pacato e tenace, non è volubile come le dune che governa, bensì fermo nelle sue posizioni e affidabile. Ama conversare con gli umani, che, come il padre, incontra durante i suoi pellegrinaggi nelle spoglie di un pellegrino.

--------o0o---------



HEREO


Elemento: acqua.
Descrizione fisica: un bambino dall'aria innocente è la forma scelta da questo semidio per manifestarsi ai suoi devoti. Occhi chiari, capelli scuri e lunghi, legati in tre trecce annodate tra loro a formare una sorta di turbante.

Ha con sé una borsetta azzurra che si dice contenga la voce degli oceani che un tempo ricoprivano i territori ora desertici e che di tanto in tanto ne conceda agli umani l'ascolto attraverso le conchiglie che è ancora possibile trovare nel deserto.
Come tutti i bambini è un misto di innocenza e malizia. Volitivo e capriccioso, ma anche dolce e pieno di attenzioni per tutti coloro che gli offrono accoglienza.

Baran

Privacy and cookies law
Privacy and cookies law