Ordini cavallereschi approvati del Glorioso Regno di Rosso Fiume

Questa sezione contiene i seguenti Ordini cavallereschi: 1- Leoni Scarlatti; 2- Aquile Vermiglie; 3- Cotte Brune; 4- Scudi Dorati; 5- Sentinelle Silenti.



LEONI SCARLATTI


Simbolo araldico: Un leone dorato rampante in campo scarlatto.
Divinità: Generalmente sono fedeli alla divinità adorata dal re. In ogni caso non è ammesso nessun culto vietato nelle terre di Rosso Fiume e nella storia dell’ordine non è mai stato accettato nessun adoratore di divinità malvagie. E vista la loro tendenza al conservatorismo...
Città di stanziamento principali: la caserma principale si trova a Diara, a fianco del Palazzo Reale, al lato opposto rispetto alla caserma delle Aquile. Questo perché il re, pur avendo una propria scorta personale scelta tra cavalieri di propria fiducia, si è reso conto di essere troppo esposto alle intemperanze delle Cotte Brune e di conseguenza ha preferito essere sempre tutelato da una nutrita presenza di cavalieri di indubbia fedeltà. Da notare che, come per le Aquile, le caserme dei Leoni sono proprietà reale e il loro territorio è sottoposto a una giurisdizione a sé stante. Come la Tana del Leone (nome che designa sia la caserma di Diara che in generale tutte le caserme dei Leoni) anche le altre guarnigioni rispondono solo ai principi del codice dei Leoni e alla giustizia regale, amministrata dagli ufficiali dei Leoni secondo insindacabile giudizio personale. Le lamentele sono risolte con il duello. Altre piazzeforti sono Endys, Tessendil, Gehennis.

Descrizione
Sono uno dei due corpi di cavalieri direttamente rispondenti al re, le cui gesta sono narrate e conosciute in tutto il Pentacolo. Costituiscono un corpo di cavalieri il cui scopo è rappresentare l’onore del Sovrano: si infatti dice che un leone in armatura non è più solo un guerriero; diventa l’incarnazione della rabbia e dell’orgoglio del monarca.

Sono mandati a svolgere tutte quelle missioni in cui deve essere platealmente udito il ruggito del re, in cui cioè si deve ristabilire agli occhi di tutti la potenza e l’autorità regale. Antichi e venerati in tutto Rosso Fiume, hanno finito per assumere il ruolo di fanatici difensori delle tradizioni e della ritualità nobiliare. Si sentono investiti della responsabilità di mantenere l’intero paese negli argini degli antichi costumi: preferiscono tra i loro membri individui di casate nobiliari, si ostinano a preservare un complesso sistema di regole e riti,in cui il monarca è trattato quasi come una divinità. Alcune leggende vogliono che si spingano fino al punto di imporre la tonalità originale di colore nelle bandiere e negli arazzi.

Principalmente si identificano nella figura del Leone: rombante, minaccioso, a volte quasi tracotante, ma assolutamente padrone indiscusso della scena. Se all’inizio erano il corpo più numeroso di Rosso Fiume ora, a causa della loro tendenza a accogliere tra i loro ranghi solo individui di provata nobiltà (sia genealogica che di azioni) e della loro intransigenza,sono molti meno. Rimangono comunque i custodi degli antichi rituali di scherma di Rosso Fiume. Nelle osterie si riserva loro il nome di “Porci” per la loro proverbiale arroganza. Più raro è sentirli apostrofati con il termine di “Gattini” visto che qualunque bardo, per quanto ubriaco, ha ben presente il loro temperamento collerico e suscettibile.

Cariche e gerarchia
Il Gran Maestro dell’ordine è il sovrano di Rosso Fiume. Siccome comprensibilmente non può tenere sotto controllo un intero ordine di cavalieri e contemporaneamente gestire il regno, nomina un Siniscalco, chiamato Siniscalco dell’Aurora, di propria preferenza. A costui si accompagnano altri quattro Primi Cavalieri, responsabili della logistica, dell’addestramento, delle guarnigioni e delle azioni operative. Tutti insieme costoro formano il Consiglio dei Pari, in cui il Siniscalco svolge le funzioni di Voce del Re, e come tale tende ad essere l’ago della bilancia nelle decisioni importanti. Ma al contrario di altri consigli, essere colui che ha l’ultima parola non significa poter tiranneggiare a proprio piacimento. Non solo perché torti e soprusi possono essere immediatamente riportati al re, ma anche perché l’antica tradizione di questo corpo prevede che tutti questi cavalieri si comportino reciprocamente come commilitoni di uguale grado. Attenti all’onore come solo i Leoni sanno essere, nessuno di loro osa ingrandire troppo la propria influenza o a esercitare eccessivamente le proprie prerogative, pena interminabili litigi e discussioni non sempre pacifiche ma soprattutto pena la perdita del proprio onore. Un Leone senza onore è come un nano senza birra, recita una antica barzelletta. La loro ossessione per tutto ciò che li renda degni, onorevoli, stimati è vicina alla paranoia e non è raro che un cavaliere ritenuto disonorato si tolga la vita. Interessante è che la loro concezione di onore preveda uno sfoggio continuo di arroganza della più bassa lega (battute sporche, sessismo). Alcuni studiosi dell’Accademia di Bhal li ritengono un residuo formalizzato delle società arcaiche e primordiali. Infatti i dissidi interni sono spesso violenti e, sebbene, non vengano quasi mai risolti con rivolte aperte, non è inusuale il duello come sistema di appianamento delle discordie.

Ciascun Primo Cavaliere ha alle sue dipendenze un numero variabile di Onorati Cavalieri. Essi svolgono la funzione di Primo ufficiale tra le fila dei Leoni con competenze differenti a seconda delle situazioni. In caso di missione comandano la truppa, in caso di pace organizzano la vita quotidiana dei propri soldati. Difficilmente escono dalle loro piazzeforti, preferendo affidare i compiti abituali e più immediati ai Cavalieri Virtuosi alle loro dipendenze. Sono loro che i più delle volte vengono mandati a comandare sul campo piccoli manipoli di Leoni. In occasioni ufficiali il ruolo di Ruggito del Re, cioè di colui che incarna fisicamente le disposizioni regali, può essere assunto da un qualunque Leone, naturalmente rispettando la gerarchia. Non è raro perciò vedere un Cavaliere Scarlatto viaggiare da solo per sgominare una qualche banda di malintenzionati o mettere in riga alcuni villaggi eccessivamente indipendenti.

Codice dell’Ordine
- Tu sei il Ruggito del Re, il suo Onore e la sua Voce. Dimostratene degno.
- Ciò che Egli comanda, tu eseguirai con il giusto comportamento.
- Non concedere a nessuno di infangare il tuo onore, poiché i folli infangheranno così quello del Re

Tattiche di combattimento
I Leoni possono essere formidabili combattenti solitari. Non è insolito che un singolo Leone venga mandato in un luogo come messaggero o araldo. Spesso gli viene affidato il compito di ripristinare la giustizia o il controllo regali su una cittadella, governandola direttamente per un certo periodo di tempo. Tuttavia non sono solo le azioni solitarie che hanno dato lustro al corpo, ma la loro temibile carica. Si dice che essa assomigli allo scoppio di una tempesta. Si dice che affrontare un reparto di Leoni al galoppo in formazione di battaglia sia come fronteggiare una colata di lava. Tanto è decantato il loro valore e la loro disciplina che circola voce che siano tuttora imbattuti.

Nelle loro accademie si tramanda ancora la tecnica di scherma di Rosso fiume, famosa per la poca eleganza ma devastante efficacia. Nonostante di origine fosse un modo di combattimento plebeo e di strada, attento a ogni tipo di trucco e di azione disonorevole pur di ferire l’avversario, i Leoni ne hanno fatto un combattimento codificato e rigido, riuscendo a introdurvi un ottimo connubio di disciplina ed efficacia.

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AQUILE VERMIGLIE


Simbolo araldico: un’aquila che stringe una spada in campo vermiglio.
Divinità: ciascuno è libero di seguire la propria divinità preferita, ma in generale viene incoraggiata una ricerca spirituale volta al perfezionamento delle proprie azioni e del proprio essere.
Città di stanziamento principali: oltre a Diara (vedi la descrizione per i Leoni) Emira, Sira, Semirane.

Descrizione
Sono il complemento dei Leoni. Costituiscono la longa manus del re. Raggiungono il loro obbiettivo senza troppo rumore, compiono la loro missione e tornano a riferire a chi di dovere. La loro filosofia di vita è opposta a quella del Leone. Accettano tra le loro fila chiunque sia abbastanza abile, determinato e fidato. Non risultano legati a nessuna ritualità specifica e i propri membri non si profondono in dimostrazioni di forza e di ossequio della tradizione. Al contrario preferiscono utilizzare sistemi e modi di vita pratici e esotici, piuttosto che conservare la tradizione. Vengono spesso incaricati di missioni negli altri regni del pentacolo e di quelle operazioni in cui bisogna essere efficaci prima che spettacolari. Vengono chiamati “Uccellacci” oppure “Avvoltoi”: quando capita di incontrarne uno si può star certi che presto il dio della morte avrà qualcosa da fare. Nonostante questa nomea macabra non sono un ordine di assassini né di cupi fanatici del massacro. Hanno piuttosto un lato spirituale molto sviluppato, che ciascuno può evolvere nel modo proprio. In generale tendono alla ricerca di una perfezione nelle loro azioni, sia da un punto di vista estetico che da un punto di vista dell’efficacia. Chiedono assoluta dedizione e fiducia nel re, ma non impongono né riti né stili di combattimento. Se i Leoni sono conosciuti per il loro sbruffoneggiare, le Aquile sono famose per la loro capacità di osservazione. Silenziosi, pratici, sono spesso individui che non amano farsi troppo notare, ma che all’occorrenza sanno imporre silenzio e ordine con una sola occhiata o una sola battuta. “La planata dell’Aquila giunge quando meno te lo aspetti”, così le vecchie nonne ammoniscono i loro nipotini.

Cariche e gerarchia
Anche in questo caso il re sceglie un Siniscalco, chiamato Siniscalco del Vespro, che è affiancato, nel Consiglio degli Uguali da quattro Maestri Ineffabili. Il funzionamento del Consiglio e i compiti degli Ineffabili sono sostanzialmente uguali a quello del Consiglio dei Pari e dei Primi cavalieri. Ciascun Maestro Ineffabile ha al proprio servizio personale un numero variabile di Maestri Virtuosi, i quali possono a loro volta delegare i compiti ai Maestri Erranti. Tra i gradi non ufficiali si distinguono quelli di Accolito del Sangue (dedito a missioni solitarie che coinvolgono particolari massacri), Accolito della Notte (esperto in tattiche di guerriglia), Accolito del Vento (arciere particolarmente capace), Accolito dell’Impredicibile (usufruitore di arti arcano). Questi titoli sono riservati a individui che hanno portato a termine missioni particolari: non danno loro un grado da ufficiale, ma se possibile conferiscono loro un prestigio ancora maggiore. Tutti gli altri sono comunemente chiamati Cavalieri Vermigli. La struttura di comando delle Aquile è meno fissa e gerarchica di quella dei Leoni. Quello che conta non è lo sfoggio di onore o di armature, né il grado. Piuttosto si tende ad attribuire rispetto e quindi obbedienza a chi ha dimostrato il proprio valore compiendo una missione, sopravvivendovi e mostrando un certo rispetto per i compagni e per l’essenza stessa della propria azione, compiendola nel modo migliore e più perfetto possibile. Naturalmente l’Aquila accetterà il consiglio o l’ordine (raramente utilizzano forme molto impositive) di chi ritiene ad essa superiore, sia esso di grado superiore o inferiore al proprio. Generalmente non sono praticati duelli, o meglio non nella forma comune. I duelli sono costanti e continui e svolti senza pietà. Ma si tratta di duelli compiuti con gli occhi, con i gesti. La vera Aquila agisce e si comporta con la perfezione di una planata. Ogni gesto mostra la misuratezza e la perfezione della nostra essenza, e ogni Aquila è capace di cogliere queste sfumature. Perciò i gradi di ufficiale danno responsabilità in un certo ambito ma non garantiscono rispetto e comando, fatta eccezione per il re, di cui sono disposti a tollerare anche le imperfezioni. In questo senso le Aquile si sentono investiti del compito di proteggere il Sovrano primariamente da sé stesso: non a caso il Siniscalco delle Aquile ha spesso un ruolo politico non irrilevante come consigliere reale.

Codice dell’Ordine
- Tu sei la mano del re. Dimostratene degno.
- Ciò che egli ordina, tu eseguirai nel modo migliore.
- Non guarderai ad altro che al tuo scopo, poiché tu sei lama per un altro braccio.
- Perfetta sarà la traiettoria della tua lama, misurato il sangue che sgorgherà dalla ferita, saldo il tuo cuore, serena la tua mente, calmo il gesto con cui pulirai la tua spada, ineffabile il tuo volto.

Tattiche di combattimento
Ottimi combattenti individuali, ciascuno di loro si specializza nelle armi che preferisce. Vengono incoraggiati gli usufruitori di magia e di tecniche esotiche: costituiscono le truppe più imprevedibili e versatili di Rosso Fiume. Sono organizzati in gruppi, in cui ciascuno ha un ruolo preciso. Nonostante prediligano agire in solitaria o in piccoli gruppi sono una temibile formazione anche quando scendono in campo aperto. Costituiscono una cavalleria leggera capace di scardinare gli eserciti più addestrati, soprattutto se agiscono in concomitanza con i Leoni e gli Scudi. Molto famosa a questo proposito fu la battaglia di Testamozzata: gli eserciti di Rosso fiume erano stati messi in fuga da un Urlog degli orchi e stavano ritirandosi in maniera disordinata. Quando ormai la carneficina sembrava assicurata un suono lacerante spezzò il fronte dei fuggiaschi vomitando una falange di cavalieri perfettamente ordinata, lanciata alla carica. Erano i Leoni che, urlando come pazzi, si scagliavano senza nessuna remora contro il fronte dei nemici. Fu una visione apocalittica. Centinaia di orchi vennero falcidiati e per un attimo si pensò quasi che la carica potesse volgere le sorti della battaglia. Ma i Leoni erano troppi pochi. Passato il primo stordimento altri orchi vennero e i Cavalieri si trovarono a fungere da incudine. Ritirarsi era impensabile, avanzare impossibile Continuarono a combattere, indomiti, nonostante non avessero nessuna possibilità di vincere. Finché...Finché non si sentì un altro suono, inquietante più che tremendo, simile al grido di un’aquila. In quel momento le orde degli orchi cominciarono a perdere veemenza e il loro attacco a infiacchirsi. Serpeggiarono dubbi e incertezze tra quei formidabili guerrieri verdi. Finché uno stendardo non venne innalzato sulla rupe che dominava la gola. Era il vessillo delle Aquile, sulla cui sommità stava infilzata la testa dell’Urlog. In quel momento gli agili cavalieri sciamarono dalle retrovie dell’orda, rovesciando sacchi di teste d’orco mozzate di fresco sui guerrieri verdi. Che pensarono bene di darsi alla fuga.

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COTTE BRUNE


Simbolo araldico: una cotta brunita nell’angolo in basso a destra dello stendardo della città. La guarnigione di Diara ha come stendardo un’aquila rossa rivestita e protetta da una cotta brunita in campo oro.
Divinità: Nessuna in particolare.
Città di stanziamento principali: tutte le città, principalmente e per eccellenza Diara.

Cariche e gerarchia
La gerarchia delle Cotte Brune non è controllata da un organismo centrale. Ciascuna città ha un proprio comandante in capo che viene generalmente nominato da chi detiene il potere politico in quella città. Oscuri e di solito imperniati su logiche di potere o di corruzione sono i motivi dell’elezione di questi soggetti, il più delle volte affaristi senza scrupoli o esseri assetati di potere. Sotto di loro stanno alcuni Capitani, di solito organizzati in circoscrizioni territoriali (uno per quartiere). Altri gradi di ufficiali sono i Sergenti, che di solito comandano le ronde, e i Connestabili, più impiegati che uomini di azione. Costoro svolgono spesso ruoli di controllo e approvazione legale, sostituendo in molti casi le competenze di altri organi burocratici. Un discorso a parte va fatto per i Veterani. Sono soldati esperti sopravvissuti a numerosi scontri che costituiscono l’elite di ogni guardia cittadina. Sono meglio armati, meglio addestrati, e più rispettati degli altri soldati.

Descrizione
Sono le guardie delle città. Ciascuna città ha un proprio simbolo distintivo e un proprio particolare inno nonché tattica di combattimento. In ogni caso costituiscono una milizia utile sia in caso di guerra che per funzioni di polizia. Le più famose sono le Cotte Brune di Diara, che spesso hanno giocato il ruolo di vera e propria forza politica. Come spesso si sa, un re senza esercito è debole. E a Diara sono le Cotte Brune il corpo armato più potente. Proprio per contrastare questa pericolosità vennero creati gli ordini direttamente dipendenti dal re. Spesso sono stati la forza armata delle corporazioni cittadine o artigiane e fautori materiali delle richieste di indipendenza o immunità dal re.

Codice dell’Ordine
- Ogni città vive delle sue mura. Tu sei le sue mura. Dimostratene degno.

Tattiche di combattimento
Generalmente preferiscono affidarsi al numero e alla compatezza dei ranghi. Di solito non sono soggetti a impiego in campo aperto ma nella difesa di mura. Ciascuna guardia cittadina ha sempre un plotone di esperti veterani capaci di tenere i ranghi e incoraggiare le altre truppe in ogni situazione, ma la stragrande maggioranza sono individui arruolatisi per mancanza di altre opportunità. Perciò generalmente sono poco affidabili e soggetti a defezioni. Diversamente, quando devono difendere le loro abitazioni e dimore, si dimostrano coraggiosi e rabbiosi come lupi in trappola.

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SCUDI DORATI


Simbolo araldico: uno scudo dorato opposto a un toro in campo oro.
Divinità: un particolare aspetto di Antlas, chiamato il Paziente. Viene raffigurato come un guerriero in armatura seduto appoggiato al proprio scudo. E’ Antlas nella sua pace iperborea, nel suo essere custode dei destini del mondo.
Città di stanziamento principali: Indak, una piazzaforte per ogni regione.

Cariche e gerarchia
Il Comandante dell’ordine è il Sommo Custode del Regno. Viene scelto per elezione dal consiglio in seduta plenaria. Governa direttamente la guarnigione di Indak, che si può dire ingloba sostanzialmente tutta la città. E’ stato più di una volta il principale fautore degli equilibri del regno, pur essendo rimasto sempre fedele alla linea di neutralità. Direttamente da lui dipendono i Primi Scudi Lucenti; sono responsabili delle principali funzioni (come nel caso degli altri ordini). Non hanno una cittadella ai loro comandi loro ma girano tra i vari accampamenti. Questo li mette in posizione molto scomoda in caso di guerre, poiché non hanno una forza militare propria (se non alcune unità) e risulta difficile far sentire la propria voce e pesare la propria gerarchia. Non a caso vengono spesso visti come ruoli tecnici e rispettati come tali ma non percepiti come gerarchie di comando in caso di operazioni militari. Di pari grado sono i Custode del Nord, del Sud, dell’Est, dell’Ovest. Sono i comandanti delle principali piazzeforti nelle diverse zone di Diara. Ciascuno ha un’armata sempre pronta al combattimento ai propri ordini. Compongono insieme ai Primi Scudi Lucenti e al Custode del Regno il Consiglio della Stasi. Di grado inferiore, e direttamente dipendenti dai Primi Scudi Lucenti sono i Vicari Scudi Lucenti. Svolgono la funzione di ufficiale di collegamento tra le piazzeforti; comandano una decina di Scudi Lucenti e costituiscono una sorta di gruppo logistico. Hanno il compito di coordinare in pratica i vari reparti, di fungere da staffette, di organizzare gli spostamenti, di fare ricognizione sul posto. Sono l’unica unità a cavallo degli Scudi Dorati. Altri gradi di ufficiale sono gli Scudi Difensori, che sono il secondo grado nelle piazzeforti e generalmente comandano sul campo le missioni di una certa importanza e gli Scudi Temprati, ufficiale di terzo rango che comandano piccoli manipoli in missioni di poca importanza. Gli altri guerrieri si dividono in Scudi Dorati e Brocchieri Dorati, a seconda che si tratti di fanteria pesante o di ausiliari leggeri.

Descrizione
Sono la prima linea della fanteria di Diara. Costituiscono una formidabile unità di fanti corazzati, capaci di resistere all’urto delle più forti falangi o delle più corazzate cavallerie. Svolgono la pericolosa funzione dell’incudine, permettendo alle cavallerie del Re di spazzare via gli eserciti nemici che si sono infranti contro gli scudi dorati. Sono organizzati secondo un criterio territoriale e rispondono a una propria gerarchia di comando. Sostanzialmente indipendenti dai capricci del sovrano costituiscono una forza stabilizzatrice nella regione. Si vantano di essere stati sempre imparziali e estranei ai giochi politici e in occasione di guerra civile sono sempre finiti per costituire il polo neutrale che, nella pratica, ha finito per determinare gli esiti delle ribellioni. Proprio per questa loro tradizione tendono a non reclutare nobili o individui legati eccessivamente alle faccende politiche.

Codice dell’Ordine
- Senza scudo nessuno sopravvive. Sappilo e non gloriartene.
- Chi ha un grande potere ha una grande responsabilità. Sappilo ed assumila.
- Rosso fiume è il cuore che pulsa alle tue spalle. Tu lo difenderai senza pretese.
- Duro è il cammino di chi percorre la via dello scudo, sopporta senza lamentele.
- La fretta lascia il proprio collo scoperto. Tu recidilo pazientemente.

Tattiche di combattimento
La loro forza è costituita dal numero e dalla disciplina e non dalle prodezze individuali. Pertanto costituiscono una potente falange di fanteria pesante corazzata. Temibili da vedere avanzare compatti, si dice che il rimbombo dei loro passi possa scuotere le cime innevate.

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SENTINELLE SILENTI


Simbolo araldico: una torre nera sotto una falce di luna nera in campo dorato.
Divinità: tutte quelle non maligne. Non sono ammessi individui che hanno dato prova di volere la vittoria del Nemico. Per il resto a nessuno interessa altro che non sia la totale dedizione alla difesa della Barriera.
Città di stanziamento principali: alcune zone della Barriera, principalmente a sud del fiume Scurogiorno.

Descrizione
Sono un corpo di cui si sa poco. Costituiscono i soldati stanziati presso la Barriera e sono un serbatoio in cui tutti i relitti umani, gli avanzi di galera, così come i migliori eroi animati da spiriti altruistici confluiscono insieme. Il loro scopo è di mantere sicura la Barriera a ogni costo. A Diara infatti esiste una consuetudine che prevede la possibilità di evitare la pena di morte andando a vestire i panni delle Sentinelle Silenti. Una sorta di seconda opportunità che viene concessa ai condannati per il bene comune. Inutile dire che per alcuni è un peso morto, per altri un corpo fondamentale da rifornire in continuazione. Poco si sa perché, una volta indossate le insegne delle Sentinelle, si lascia alle spalle tutto e si dedica la propria vita (volenti o nolenti) alla difesa della Barriera.

Cariche e gerarchia
L’unica carica conosciuta ai non appartenenti al corpo è il comandante dell’ordine, il Sommo Protettore del Silenzio. Fa parte del concilio di Diara, insieme a tutti i comandanti degli altri corpi. Risiede principalmente presso la Barriera. A lui fanno riferimento i Maestri del Silenzio, le Prime Sentinelle e le Sentinelle Insonni. I soldati semplici vengono chiamati solo Sentinelle.

Codice dell’Ordine
- Il silenzio della Barriera nasconde urla assordanti. Mantienilo ad ogni costo.
- Il silenzio della Barriera tutto inghiotte: anche il tuo passato.

Tattiche di combattimento
Sono addestrati a mantere silenzio e sangue freddo di fronte a qualunque mostruosità si sveli ai loro occhi. Sanno che più che la forza è la paura ciò che uccide. Come tali sono pronti a sopportare il sinistro sibilo di un Ghoul senza battere ciglio, così come a vedere la testa grondante di sangue del loro comandante senza perdere la speranza. La loro risorsa di energie è la Barriera, finchè essa si erge c’è speranza e futuro. Ma se essa cada, nessuna luce potrà brillare sul Pentacolo. Spesso ex briganti o farabutti, sono nobilitati da questa responsabilità e nonostante farebbero molto più volentieri l’amore con qualche donnaccia, non si esimono da campagne in posti desolati. Spesso sono portati nelle terre dell’Oltre per stabilire fortini, scovare fuggitivi, scoprire trame. Come tali sono organizzati in piccoli manipoli abituati alla guerriglia. Esistono particolari unità addestrate per la riparazione delle macchine d’assedio che si trovano lungo la barriera e tutti, nei periodi di inattività, sono utilizzati come muratori, carpentieri, falegnami e chi più ne ha più ne metta. Nessuna guerra del Pentacolo ha mai visto una truppa di Sentinelle schierate, a meno che non si trattasse di combattere qualche gruppo di orchi o di creature che provengano dall’oltre. In quel caso ogni fortino è in grado di mobilitare alcune forze che rispondono alle caratteristiche più disparate in modo da mettere insieme un piccolo esercito. Questo è autosufficiente e capace di muoversi su ogni terreno, presentando elementi adatti a tutte le mansioni e a tutti i ruoli militareschi.

Aimor

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