Il Deserto

A sud del pentacolo vi è il grande deserto, una distesa di sabbia inospitale, ma che si rende casa accogliente per le tribù nomadi. Scrigno di indicibili segreti, sepolti nei secoli, è un territorio ancora inesplorato.


Il deserto che enorme si apre a sud della contea di Terre Brune vive di leggende, divinità , culture, folklore del tutto autonomi. E' un regno da scoprire, pericoloso, misterioso e affascinante, che dalle sue genti viene definito con il termine poetico e assai evocativo di "Fenice di Fuoco".

Territorio e sistema stradale
Il deserto non è tutto uguale come sembra ai viaggiatori più inesperti. A nord, verso Sanadar, è più una specie di steppa arida, un paesaggio naturale caratterizzato dalla pressoché totale assenza di alberi. La vegetazione è costituita unicamente da erba che è tuttavia sufficiente a garantire il sostentamento di armenti adattati a questo ambiente ostile. In quest'area sono presenti precipitazioni, sia pure assai scarse.

Procedendo verso sud si estende il vero e proprio deserto, arido e sabbioso, costellato da dune mutevoli. In esso sbocciano inaspettate alcune meravigliose oasi, a volte molto grandi e ricche di acqua che sgorga naturalmente e inaspettatatamente dal sottosuolo. La gente del deserto dice che è il dio dell'acqua Hadad che sceglie alcuni luoghi a lui cari per renderli ricchi e fecondi. La più celebre di queste oasi è l'oasi della regina Esander, facilmente riconoscibile a causa di un ciuffetto di cinque palme di altezze diverse che ricordano una mano aperta con le dita puntate verso il cielo.

Non esistono strade degne di questo nome: a nord ci sono alcuni sentieri anche molto ampi e ben riconoscibili, che sono stati tracciati dalle tribù nomadi nel corso dei secoli durante le loro migrazioni. A sud esistono solo delle rotte tradizionalmente usate dalle carovane mercantili note solo alla gente del luogo: qualunque carovana o viaggiatore esterno che desideri inoltrarsi in questa regione necessita di una guida locale o si perderà in pochi giorni e sarà consumato dal sole e dalla sete, tributo involontario alla dea del fuoco Ghibil signora dei deserti.

Sperdute nelle sabbie del deserto esistono ancora alcune torri di guardia e fortezze paladiniche costruite dai Polariani all'epoca della loro prima alleanza con Bhal e della relativa conquista della contea di Castello Confine. Esse sono ormai poco più che ruderi, più o meno conservate secondo il caso o dell'intervento di alcuni predoni. Si dice infatti che alcuni di questi utili edifici siano stati conquistati da potenti clan di predoni e trasformati in piccole rocche da cui si dipartono le loro bande per le scorrerie, e dove accumulano ingenti tesori.

A sud del deserto nessuno si è mai spinto, dunque non si sa per certo che cosa ci sia. I racconti dei viaggiatori narrano di un mare lucente come un gioiello, inghirlandato da spiagge di sabbia argentea. Si narra di popoli felici che vivono in un'eterna primavera, di una terra fertile che produce frutto spontaneamente, senza che la si debba coltivare. Certo è che le carovane di alcuni audaci mercanti sono effettivamente tornate da terre lontane portando frutti sconosciuti, spezie rare, gioielli fatti con perle enormi e pietre azzurre di valore inestimabile incastonate in montature d'argento. Questi mercanti sostengono di aver trovato queste cose in un reame a sud del deserto, composto di migliaia di isole bianche come perle disperse in un mare d'acquamarina e legate tra loro da sentieri di sabbia. Ma forse è solo una leggenda inventata per vendere meglio le loro preziose merci e i loro favolosi gioielli.

Distribuzione della popolazione
La maggior parte della popolazione è diffusa nella zona della steppa. A sud gli scarsi abitanti si concentrano nelle oasi.

Organizzazione sociale
Benché formalmente sottoposto al governo di Terre Brune, di cui geograficamente fa parte, il deserto è un'entità a sé. La regione è troppo vasta e ostile per permettere un controllo capillare e l'istituzione di sistemi burocratici e organizzativi che impongano la legislazione di Bhal alle sue comunità , dunque il deserto continua ad essere gestito secondo tradizioni secolari. La società è suddivisa in tribù nomadi che spesso si aggregano per alleanze di vario genere (commerciali, militari, matrimoniali) a formare dei clan. Le tribù sono formate da poche persone, all'incirca 30 o 40 membri. Quando si uniscono in clan possono raggiungere e superare anche il centinaio.
La ricchezza di queste tribù si misura in bestiame, soprattutto capre e piccoli bovini presenti esclusivamente in quelle terre. Gli animali vengono accuditi con grande attenzione poiché essi costituiscono un patrimonio tanto prezioso quanto vulnerabile. Pochi giorni senza cibo o anche un paio senza acqua potrebbero dissolvere istantaneamente la ricchezza accumulata da un clan in molti anni.
Le tribù si spostano nella steppa seguendo i pascoli. Poiché non sono agricoltori, una volta che gli armenti hanno consumato il foraggio spontaneamente donato dalla terra in una certa zona le tribù si spostano a cercarne un'altra intatta. Soltanto nelle oasi si pratica una forma ridotta di agricoltura e la pastorizia.

Leggi e consuetudini
L'unica legge riconosciuta dalla gente del deserto è quella tribale. Ogni tribù ha proprie leggi interne, tuttavia tutte le comunità riconoscono un gruppo di regole comuni che vengono rispettate da tutti e costituiscono la base che accomuna le genti del deserto. Viene riconosciuto ad ogni capo tribù il diritto di vita e di morte sui membri del suo gruppo. Se più tribù sono riunite in un clan esiste un capo clan che ha poteri superiori ai singoli capo tribù. La base della legge è il taglione: ogni mancanza viene punita con un atto uguale che colpisce colui che per primo si è macchiato della colpa. Se però la vittima acconsente è possibile che la mancanza sia sanata con 'il giusto prezzo', una somma di denaro che estingue il danno e risarcisce la vittima.

La società è decisamente maschilista. Le donne sono viste come proprietà della famiglia prima e del marito poi. Esse vivono nell'oscurità della tenda e di esse un viaggiatore straniero non ode neppure la voce. Ogni uomo può avere diverse spose e concubine. Tra i maschi ha preminenza il figlio maschio primogenito, non importa se figlio di una moglie legittima o di una concubina. Egli eredita tutti i beni paterni anche se è tenuto a concedere una 'legittima' ai suoi fratelli, stando però molto attento a non intaccare il patrimonio della famiglia. La dotazione dei figli cadetti è dunque sempre piuttosto scarsa, anche perchè sono spesso parecchi a doversi dividere un misero lascito: per questo motivo essi spesso finiscono a percorrere il deserto come predoni.

E' questo un altro affascinante aspetto di questo mondo. Il deserto pullula di bande di predoni, alcune poco più che gruppuscoli di banditi, altre organizzate e numerose come piccoli principati. Essi vagano per il deserto, che conoscono a menadito, soprattutto in cerca di ricche carovane mercantili. Compaiono all'improvviso, predano ciò che desiderano e spariscono in pochi attimi, lasciandosi alle spalle sangue e distruzione.

Ecco il resoconto di un atterrito viaggiatore delle contee nordiche:
'Fu allora che sentimmo il grido del deserto. Fu come l'urlo di un animale ferito, lontano e vicino, senza spazio, come ogni cosa in quella dannata terra. Non avemmo tempo nemmeno di capire se fosse un pericolo restare là o meno, la paura strinse come un serraglio il cuore e immobilizzò le membra. Avevo viaggiato in lungo e in largo per le ardite terre del Pentacolo da quando avevo lasciato la mia Polaris, ma in quel momento sentii che mi sarei pentito dei passi portati in quella terra straniera a qualunque uomo. Una delle nostre guide si gettò a terra, poi le altre. Io e gli altri restammo a guardarci e capimmo che non potevamo fare altro che attendere che essi giungessero. Sciamarono come insetti cavalcando la sabbia su cavalli che sembravano spiriti maligni. Si disposero in cerchio intorno a noi, continuando a gridare ad emettere quell'assurdo grido di minaccia. Nascosti dai loro abiti, ne vedevamo solo il viso. Lance in aria, cavalli furiosi. Capimmo che era finita.' (dai tomi di Dakkaj, l'esploratore delle 'Terre Altre')

In realtà i predoni, benché spietati e senza scrupoli, non sono i mostri assetati di sangue che i viaggiatori stranieri pensano. A modo loro sono commercianti, come tutti gli abitanti del deserto. Ciò che interessa loro veramente è il 'giusto guadagno', frase che viene ripetuta continuamente nelle oasi. Il problema è di stare nel giusto mezzo: se un viaggiatore è troppo ricco viene ucciso e spogliato subito dei suoi tesori; se non ha nulla viene ucciso per rabbia, poiché la banda si è mossa per nulla e ha sprecato il suo tempo. Un ragionevole bottino e un atteggiamento conciliante possono salvare molte vite, ma pochi viaggiatori lo sanno.

Per proteggersi dagli intensi raggi del sole i popoli del deserto usano coprirsi completamente lasciando liberi solo occhi e bocca. Di solito sia uomini che donne indossano una lunga veste, sotto la quale portano dei calzoni ampi, coperta a sua volta da numerosi teli, scialli o mantelli. E' tipico di queste genti l'uso di un'ampia fascia di tessuto che solitamente viene tenuta avvolta in maniera piuttosto complicata attorno alla vita, e che all'occorrenza viene sciolta e riavvolta attorno alla testa come protezione dal sole. Coloro che nella tribù hanno il rango di guerrieri indossano mantelli più elaborati, spesso ricamati in oro o argento, hanno alti stivali di cuoio lavorato (produzione artigianale tipica) e magnifiche armi di metallo lavorato: i popoli del deserto, infatti, oltre all'allevamento del bestiame praticano la lavorazione dei metalli e producono soprattutto armi da taglio dal gusto esotico e di alta qualità .

Tra tutti gli animali che i nomadi allevano il più amato è certamente il cavallo. L'intesa che si instaura tra un nomade e il suo animale è assai intensa, il che è comprensibile se si considera che nel deserto senza una cavalcatura si muore. I bambini imparano a montare appena sono in grado di reggersi da soli sulla sella, e cavalcare è l'unica attività consentita alle donne fuori della tenda: la logica di questa concessione è che una donna deve garantire la sopravvivenza dei figli di suo marito, e dunque all'occorrenza deve potersi mettere in salvo per salvare anche loro.

Baran ed Elanor

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